Un leone a Parigi

“Era un grande leone. Un leone giovane, curioso e solitario. Nella sua savana si annoiava molto. Così un giorno partì in cerca di un lavoro, un amore e un avvenire.”

Con questo incipit, insolito essendo riferito ad un leone, si apre il libro illustrato “Un leone a Parigi” di Beatrice Alemagna, autrice poetica e visionaria, maestra del collage e vincitrice di prestigiosi premi.

Il libro è dedicato al cosidetto “Leone di Belfort”, la scultura di Frédéric Bartholdi, che dal 1880 domina la Piazza Denfert-Rochereau, uno dei simboli della capitale francese.  Ma che cosa ci fa un leone a Parigi?

Un grande animale selvaggio, del colore caldo della terra, non è fuori posto in una città fredda, forse un po’ snob, eterogenea e magnificamente malinconica come Parigi?

L’autrice cerca di dare una risposta a questa domanda, ripercorrendo il viaggio del re della savana, dall’Africa fino a questa grande città Europea. E la forza della storia sta appunto nel contrasto tra i suoi due protagonisti: il leone, in cui è impossibile per il lettore non identificarsi, e Parigi, che rappresenta “l’altro”, l’ignoto, il desiderio. Già dalle prime righe il leone ci è vicino: un leone giovane e solitario, alla ricerca di qualcosa, come qualsiasi essere umano sulla Terra. Il giovane leone, che nella savana doveva sentirsi sicuro e fiero, spavaldo ed ambizioso, dinanzi a Parigi si sente piccolo, impaurito e confuso. Nessuno sembra notarlo, nessuno bada a lui.

Bellissima questa parte in cui i passanti non si accorgono di avere un leone che cammina al loro fianco e che prende addirittura la metropolitana. E’ forse prerogatriva dei cittadini non stupirsi più di nulla? Oppure semplicemente non riescono a vedere più in là dei loro nasi? Forse travolti dalla routine, non si rendono conto delle cose meravigliose che stanno accadendo?

L’essere ignorato rende triste il povero leone: come tutti i giovani, vorrebbe rivoluzionare il Mondo, essere al centro dell’attenzione. Ripensa alla sua savana e prova nostalgia, si domanda cosa ci faccia in un paese straniero.

Poi finalmente fa degli incontri che lo aiutano ad ambientarsi.

Il primo incontro avviene con la Senna: “Il leone camminò lungo un fiume, un fiume che tagliava in due la città ed il fiume gli sorrise come uno specchio”. Il primo incontro è quindi con qualcosa di famigliare, un elemento naturale affine al nostro protagonista. Nella città sconosciuta, il leone trova qualcosa che gli somiglia e che può comprendere.

Il secondo incontro, bellissimo, è con la Gioconda: “Finalmente una ragazza lo notò, e lo seguì col suo sguardo tenero, per un lungo istante”. Il secondo incontro, quindi, è con l’arte, patrimonio universale che appartiene a chiunque.

Il terzo incontro, infine, è con un’anziana signora parigina,  che con semplicità rivolge la parola al leone, facendolo sentire finalmente accettato, finalmente “al suo posto”.

Beatrice Alemagna non poteva raccontare meglio di così ciò che provano i viaggiatori!

“La città, che al mattino gli era parsa così spaventosa, così grigia, ora sembrava sorridergli da tutte le finestre.”

“Mi sono chiesta perchè mai quel leone sia così amato dai parigini. Credo sia per quell’aria felice, là dove si trova” (Beatrice Alemagna)

About fatinafaina

Appassionata di arte e letteratura, non può che andare pazza per quei libri che uniscono entrambe le sue passioni: i libri illustrati.
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