L’Approdo

“L’approdo è una meraviglia assoluta. Non capita spesso di imbattersi in opere d’arte di tale fattura o in libri così coraggiosi” è la frase con cui Marjane Satrapi, autrice di Persepolis, suggella la quarta di copertina del libro “L’Approdo” di Shaun Tan, a testimoniare  l’indiscutibile valore di questo gioiellino dell’illustrazione.

L’Approdo è innazitutto questo: un gioiello dell’illustrazione.

Shaun Tan utilizza un disegno “realistico”, ricchissimo di dettagli per regalare ai nostri occhi tavole visionarie e oniriche, che travalicano la trealtà e non hanno bisogno di testo o dialoghi per raccontarci cosa sta succedendo. Le atmosfere, poi, sono così intense da lasciare spiazzati. Meravigliose le pagine con le “nuvole”, che chiedono al lettore di essere guardate con la lente di ingrandimento, sfidandolo a trovare forme a lui note.

Già solo osservando la copertina, nei suoi toni seppiati da libro antico, si capisce quanto sia difficile ed insignificante dare un target a quest’opera, che racchiude in sé sia l’incanto di un mondo infantile e magico, sia la durezza di un malinconico mondo adulto.

L’Approdo è una storia universale quanto comune: la storia di uno straniero, un viaggiatore, un normalissimo migrante. Come in ogni fiaba che si rispetti, il protagonista non ha un nome, ha un volto comune, abiti impersonali, potrebbe essere chiunque. E di chiunque potrebbero essere le avventure che vive, come ci suggerisce il magnifico frontespizio dove si succedono, formato fototessera, un’infinità di volti di ogni genere, etnia ed età. E già da qui, ancora prima della prima pagina, inizia la magia: scorrendo con gli occhi queste “fototessere” si ha subito l’impressione che presto il nostro sguardo si poserà su un volto conosciuto, forse un parente o un amico emigrato da chissà dove, chissà perché, nemmeno tanto tempo fa.

L’Approdo è una storia “famigliare”:  è famigliare perché è appunto un libro “formato famiglia”, che può essere letto sia dagli adulti sia dai bambini, è famigliare perché tratta temi molto in voga nella nostra quotidianità, è famigliare perchè è la storia di un padre di famiglia ed è famigliare perché sfogliandolo sentiamo che in un modo o nell’altro ci riguarda direttamente e singolarmente.

La trama è semplice: un uomo lascia a malincuore la sua famiglia, rinchiudendo il suo passato in una vecchia valigia, e parte per un altro Mondo.  Perchè lo faccia non ci è spiegato chiaramente; sappiamo solo che qualcosa di minaccioso serpeggia nella sua città, delle ombre che non promettono nulla di buono. Il viaggio del protagonista inizia come ogni altro viaggio, triste ed anonimo, ma più si allontana da casa, più tutto diviene strano, bizzarro e alieno. Il Mondo che gli si spalanca infine davanti agli occhi non ha più nulla di riconoscibile, nemmeno per noi.

Ecco ancora la magia di Shaun Tan: anche il lettore è diventato un migrante, uno straniero, incapace di capire la lingua e le usanze dell’incredibile Nuovo Mondo a cui l’autore da vita sulla carta.

Non è facile per l’uomo abituarsi alla sua nuova realtà: animali bizzarri, cibo apparentemente non commestibile, un lavoro noioso quanto incomprensibile e pericoli tanto minacciosi quanto misteriosi. Ci sono guerre e conflitti sullo sfondo, ferite passate e presenti, mostri senza identità e labirinti di cui non si intravede facilmente l’uscita.

Con la sola matita, senza bisogno di aggiungere testi o sprecare parole, Shaun Tan, ci racconta, toccandoci nel profondo, tutta l’inquietudine, il senso di impotenza ed il desiderio di riscatto di ogni uomo, donna o bambino alle prese con l’ignoto.

Ed una volta attraversato l’ignoto, sollevata la maschera delle culture, superato gli ostacoli delle differenze, il protagonista si ritrova faccia a faccia, in modo assolutamente non banale e non indolore, con creature come lui.  Scorrendo le illustrazioni, il lettore sente che il caldo clima famigliare smarrito all’inizio della storia, si è finalmente ristabilito. La città inventata da Shaun Tan non ci appare più tanto bizzarra, quasi ci viene voglia di correre tra le sue strade come la figlia del protagonista.

Ed il testimone passa a nuovi migranti.

 

 

“Agli adulti, Shaun Tan regala un senso di meraviglia quasi infantile. Ai bambini, illustra un tema da adulti, rendendolo incredibilmente accessibile. L’esperienza del migrante, raccontata da Tan con cura amorevole e minuzia di particolari, è una testimonianza magica con echi di Surrealismo” (commento di Art Spiegelman)

About fatinafaina

Appassionata di arte e letteratura, non può che andare pazza per quei libri che uniscono entrambe le sue passioni: i libri illustrati.
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